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Mettersi nei panni di chi legge

Il compito principale di chi scrive è di veicolare un messaggio, soprattutto se si tratta di messaggi aziendali (la pubblicità di un prodotto, o la sua descrizione, ecc.). Ma qual è il metodo per far arrivare al lettore le sensazioni che vogliamo trasmettere?

Chi scrive, oltre alla preparazione tecnica e a basi di storytelling, si affida alla neurolinguistica, cioè una metodologia di uso del linguaggio che consente di influenzare i pensieri di chi legge. Sembra impossibile o fantascientifico? In realtà ne abbiamo esempi in ogni aspetto del quotidiano: ogni pubblicità, avviso pubblico o addirittura notifica dei social network si rifà alla programmazione neurolonguistica. Gli stessi principi dell’indicizzazione SEO ne tengono conto, se vogliamo.
Pertanto, quando scrivo un articolo, una descrizione prodotto, o anche un libro per conto terzi, devo tenere conto dell’impatto su lettore di ogni singola parola che scrivo. Per esempio, se scrivo la frase “Che bello quest’albero di mele verdi!” è pressoché scontato che ciò che rimarrà impresso sarà il concetto di verde, o di “mela verde”, il ricordo del suo profumo o il suo sapore asprognolo e non, invece, il resto della frase, cioè il concetto espresso sul fatto che mi piace quell’albero. In questo giocano molto gli aggettivi , le assonanze e l’ordine delle parole, giusto per citare solo alcuni piccoli aspetti di questa vera e propria arte di comunicazione.
Pertanto, quando vi capiterà di dover scrivere (o farvi scrivere, perché no) un testo di qualsiasi tipo, sappiate che dovrete mettervi nei panni di chi legge e di quali emozioni e sensazioni potranno produrre le vostre parole su chi vi legge

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